Parallelismi. Estratti del corpo. Bernard Noel.
Quel biancore che, a volte, scaturisce dal mio midollo è
un'arma simile al riso. Raggela ciò che potrebbe intenerirmi.
Niente sentimento. Solo pulsazioni rapide della trasparenza dove,
a sobbalzi, il cuore sanguina. Il volume, sbarazzato
dai muscoli, è puro. Le ossa si allineano sui fianchi come
segnali di silicio. Le articolazioni sono state inchiavardate, otturate.
Sto eretto. Lassù, la mia lingua batte al vento.
La terra sprofonda nel mio corpo. Io sono la terra e lo sprofondamento
della terra. L'esofago è il centro immobile di questo
slittamento. Non ci sono più né scheletro né nervi.
Vedo senza vedere. La sofferenza si intana nelle crepe che
attraversano questo lento smottamento, ma non fa male.
Tutto quello che, in me, assomigliava all'attesa è caduto nella
concavità del ventre. Il vuoto nevica liberamente nel petto
vuoto. Il viso forato si è ricoperto di un'unica retina, e quest'orbita
enorme è puntata verso il rovescio bluastro del sesso.
Cavità contro cavità. Vuoto teso da una concavità all'altra.
I nervi tentano di abbracciare questa carne liberata dalla stretta
della pelle. Il cuore si carbonizza. Il fegato è crivellato da
una pioggia di sabbia. Mani
che si stringono sulla mia gola per strangolare il vuoto.
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